La corsa ai tempi del coronavirus – Ultima parte

Proprio mentre sembrava che le cose andassero per il giusto verso, ecco che si presenta un altro ostacolo.

 

22 aprile 2020 – DALLA MARATONA AL MEZZOFONDO VELOCE

 

Nuova (si fa per dire) circolare:

Sarà possibile fare jogging

Pratica attualmente vietata. É anche probabile che riaprano i parchi, là dove viene quasi naturale poter mettere in moto le gambe. C’è un però, che riguarda principalmente gli appassionati di corsa: secondo quanto ha dichiarato il ministro della Salute, lo sport amatoriale potrà essere praticato non più di 40 minuti. Dunque, i maratoneti dovranno adattarsi – anche loro – a una ripresa lenta degli allenamenti.

A questo punto ho capito la dinamica delle decisioni: il  ministro oltre alle sue grandi competenze nell’ambito sanitario  è anche un grande sportivo, con la normativa precedente permetteva di mettersi in pista intorno al proprio condominio e con  un giro completo più  con uno sconfinamento di 200 metri si poteva realizzare un circuito di 500/600 metri, ma quante volte si poteva ripetere senza prendersi un vaso in testa buttato dai vicini di casa rispettosi dell’ordine costituito? Ecco che la risposta arriverà con un ulteriore decreto, si potrà correre per 40 minuti e per evitare i vasi in testa si potrà correre anche nei parchi pubblici lontani da finestre e balconi.

Investigatori mimetizzati con gli alberi  e conigli con  videocamere eseguiranno il monitoraggio terrestre,   cornacchie nere attrezzate  con fotocamere controlleranno lo spazio aereo, anatre, tartarughe e altri volatili sono stati invece arruolati per controllare le acque di laghetti, ruscelli e pozze d’acqua. Tutto il sistema di sorveglianza, coordinato da apposita APP progettata nel vicino manicomio, manderà immagini alla centrale operativa che farà scattare le manette su tutti i trasgressori che supereranno i 40 minuti.  

All’entrata di ogni parco saranno montati appositi girelli per permettere l’ingresso dei corridori uno per volta, ognuno dovrà indossare un collare con chip e chiodi, che darà una stretta di avvertimento in caso di avvicinamento ad altro corridore a meno di 20 metri. Sarà obbligatoria anche  una maschera subacquea con bombole di ossigeno sulle spalle. In questo caso ognuno respirerà l’ossigeno che si porta da casa  e il contagio sarà contenuto.

Marita Koch Meier (Wismar, 18 febbraio 1957) ex velocista tedesca, campionessa olimpica dei 400 metri piani a Mosca 1980

É a questo punto, che viste le circostanze ho deciso rinunciare alla maratona e cambiare specialità,   mi allenerò per i 400 mt (il giro della morte) adesso che ci penso avrei potuto farlo 60 anni fa…

Vivevo in campagna e avevo 10 anni, in quel periodo se le piante avessero avuto voce avrebbero lanciato un urlo di disperazione: Il caldo appiccicoso sulla pelle, la luce abbagliante sui tetti, l’asfalto  bagnato, in fondo alla via il miraggio di una chiesa accerchiata da alberi frangivento che la proteggevano dal calore.

Quel pomeriggio solo le cicale resistevano con il ripetuto canto che sembrava un grido di disperazione.
In Puglia ai margini del tavoliere, dove la bianca crosta di pietra fa da cornice a sprazzi di appezzamenti di terra bruciata dal sole, l’acqua è fonte di vita, salvezza del raccolto e quindi sopravvivenza per centinaia di contadini che danzano la pioggia prima e all’abbondanza dei raccolti dopo.
Finalmente una rete idrica di acqua lunga circa 30 km che parte dalla Basilicata con una diga che d’inverno raccoglie l’acqua piovana e d’estate la destina alle nostre terre. Fu questo un grande progetto, i canali in superficie si diramavano attorno ai poderi con le rispettive bocchette chiuse da saracinesche, lucchettate, controllate dal guardacque che ne controllava la distribuzione, naturalmente a pagamento.
Quel pomeriggio avevamo a disposizione 2 ore di acqua, circa 40 litri al secondo…il tempo passava ma l’acqua non arrivava allora mi misi le “scarpe” ed incominciai a correre.

A quell’epoca le scarpe erano autocostruite inventando già il riciclaggio: le buste robuste ed impermeabili utilizzate per contenere il concime venivano
tagliate a misura e avvolte intorno ai piedi. Le stringhe per tener fermo il sacchetto erano improvvisate con la rafia che si utilizzava anche per legare i rami fruttiferi delle viti.
Mentre correvo scoprii che la mancanza d’acqua era dovuta ai contadini che la rubavano succhiandola con dei tubi di gomma con il sistema a caduta utilizzato ancora oggi per travasare il vino.
Correvo avanti e indietro come un forsennato per staccare tubi che sistematicamente venivano rimessi.

Questo fu l’allenamento “involontario” che mi ha poi avvicinato alla corsa.

Penso che mio padre come anche tanti padri dell’epoca, abituati a lavorare anche soltanto a pane in corpo,  dopo tante conquiste sindacali non avrebbero mai immaginato che i loro figli venissero guidati da politici con la mente di cerbiatti astuti senza corna.
E che noi, ” loro figli” avremmo continuato a portare avanti quegli ideali di libertà, di solidarietà ed esempi di comportamenti con un elevato senso di responsabilità e di coscienza rivolti al benessere dell’uomo.

L’impressione che sia ha, in questa esperienza di pandemia globale, è che l’uomo sta dimostrando ancora una volta la sua visione individualista con la prevalenza degli interessi economici sulla vita, spinto sempre dalla ricerca quotidiana della  visibilità.

In attesa che, il senso comune e la dirigenza politica prenda atto che l’attività fisica e la cura dell’ambiente sono e saranno fondamentali per la nostra stessa sopravvivenza  continuerò a correre.

Lo farò per non farmi rubare la libertà, allenandomi per i 40 minuti che saranno concessi pensando alle persone che stanno soffrendo, alle 25.000 persone che ci hanno lasciato, ai 154 medici morti per mancanza di attrezzature adeguate, alle migliaia di infermieri senza nomi.

Dal mio balcone ho tolto l’arcobaleno con scritto  “Ce la faremo” perchè sia chiaro a tutti che non ce l’abbiamo fatta.

 

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