La vacanza, uno spunto per iniziare a muoversi

Il sedentario che decide di dedicarsi alla corsa dovrà fare sforzi notevoli soprattutto all’inizio in quanto l’organismo dovrà adattarsi.

Sia per la vacanza in montagna  e la vacanza al mare bisognerà prendere i giusti accorgimenti. Per la vacanza al mare vi consigliamo di correre al mattino presto o al tramonto quando la temperatura è più fresca.

Se preferite correre sulla battigia, vi consigliamo di utilizzare sempre scarpe da running per evitare infortuni, sollecitare meno muscoli e tendini. Importante correre con un paio di occhiali da sole e un cappellino . Non bisogna dimenticare la crema solare per proteggersi dai raggi contro scottature.

Non dimenticatevi di idratarvi.

Per la vacanza in montagna, vi consigliamo ti vestirvi con indumenti traspiranti, per evitare di rimanere bagnati nelle zone d’ombra.

Utilizzare un paio di occhiali con lenti foto cromatiche e un paio di calzature con il giusto grip per ogni tipo di percorso.

 

L’analisi per una corsa corretta

E’ noto che esiste una sostanziale differenza fra la corsa e la camminata, anzi a queste aggiungerei anche la marcia sebbene quest’ultima è una specialità diversa e non la prenderemo in considerazione, per cui diremo che il nostro corpo si muove sostanzialmente camminando o correndo.
Pur considerando che ognuno di noi ha il proprio stile, la propria andatura la propria velocità ecc, è importante sapere che questo movimento avviene in maniera coordinata e in modo sinergico con i muscoli e relativi segmenti che ne determineranno il movimento stesso.
Pur riconoscendo questa analisi è importante sapere e conoscere quale è il modo corretto che potremmo definire meccanico o logico per utilizzare il nostro corpo al meglio e quindi dare un ottimo risultato in termini sia di analisi sportive e prestazionali ma anche per evitare infortuni causati dal sovraccarico degli allenamenti.

Come dicevamo, le differenze tra la corsa e la camminata sono tante, le analogie sono poche e le riconosciamo dai muscoli scheletrici che intervengono, le differenze dal modo di come questi lavorano. Quando camminiamo portiamo il piede avanti al nostro corpo, lo appoggiamo con il bordo posteriore del tallone. Dopo aver rullato fino alla punta, contemporaneamente l’altra gamba ripete lo stesso movimento; quindi possiamo affermare in tutta certezza che un piede rimarrà sempre a terra senza avere fase di volo, senza entrare nei dettagli è evidente che tutta la muscolatura che partecipa a questo movimento compie un’attività diversa rispetto a quando corriamo.

Nella corsa invece l’impatto è di altra natura, la postura del nostro corpo cambia e soprattutto i muscoli scheletrici saranno coordinati e sincronizzati in modo diverso. E’ impensabile quindi che si possa correre come camminare o camminare come si dovesse correre. Alcuni studi del passato indicavano che appoggiare il tallone nella corsa come nella camminata fosse il modo giusto.Oggi dopo studi si è stabilito che per analizzare il corretto stile di corsa bisogna prendere in considerazione altri aspetti come la forza, la potenza, la stabilità dei piedi, quella delle articolazioni della caviglia, ginocchio, bacino e tronco.L’analisi diventa di fondamentale importanza per evitare perdite di energia e favorirne il ripristino.Molto svantaggioso dunque in termini di efficienza appoggiare il piede con il tallone: questo danneggerebbe articolazione e tendini, allo stesso modo appoggiare di punta avremmo dei polpacci sempre contratti e al limite di continue lesioni con relative conseguenze al tendine di Achille.

Il piede deve atterrare sotto la verticale del corpo; la gamba deve risultare perpendicolare al terreno e quando il piede tocca terra il ginocchio deve rimanere piegato in modo da accumulare energia. Tutta la catena cinetica dell’arto inferiore si caricherà come una molla che restituirà l’energia in fase di distensione.

Se invece si atterra lontano dal corpo, il baricentro si troverà dietro al punto di appoggio e faremo una fatica notevole a spostarci con la gamba davanti dritta, inoltre con un’azione di questo tipo ogni impatto costituisce una frenata. In sintesi l’impatto a terra lontano dal corpo non è utile né in fase di appoggio né in fase di spinta.

Il piede deve essere appoggiato piatto, il che significa che sta semplicemente ricadendo per gravità sotto il corpo, senza sforzo alcuno. Se invece al momento dell’appoggio la punta del piede guarda verso l’alto, significa che l’appoggio del tallone è eccessivo con i conseguenti problemi già descritti.

Sicuramente esiste una correlazione ampiezza frequenza che ci darà la cadenza ottimale rispetto alle nostre leve. Mediamente avere un ritmo di 180 appoggi al minuto potrebbe risultare un ritmo medio per un’andatura da 5’ a 4’ al km. A queste andature la differenza dei passi risulta simile e la differenza di velocità avviene tramite la lo spostamento del corpo durante la fase di volo. Più avanti ne vedremo il perché.Da dove provengono le forze di spostamento?

Appena appoggiamo il piede a terra con tutta la pianta dobbiamo pensare di estendere indietro tutta la gamba; la forza per avanzare, avverrà estendendo l’anca indietro attraverso la forte spinta del gluteo;l’idea è di spingere indietro tutta la gamba dalle anche, utilizzando come dicevamo il grande e potente gluteo. Dobbiamo immaginare l’anca, come se fosse il perno su cui fare leva e quindi quello è il motore da cui parte il movimento.
Proviamo nella stazione eretta a sollevare il tallone verso dietro: potremo sentire contrarre i muscoli posteriori della coscia con l’appoggio della mano, sentiamo scorrere i muscoli che sollevano l’anca. Durante la camminata questo non succede.
Ora cerchiamo di capire bene questo punto: il tallone si alza verso il gluteo in modo passivo, quasi secondo un movimento riflesso dalla forza esercitata dal gluteo agevolato dall’inclinazione del busto. Bisogna pensare solo ad estendere l’anca. Il piede salirà in alto in modo proporzionale dalla forza con cui si estende l’anca, cioè con quanta forza “si tira indietro” la gamba. Questa azione determina quanta spinta ci sarà in avanti, quanto più in alto si solleva il tallone verso i glutei, tanto sarà maggiore la fase di volo e quindi la velocità.

Quindi ritornando al discorso precedente dove si faceva cenno dei circa 3 passi al secondo potremo dire che, ad una certa andatura da 6’ a 4’, possiamo confermare il ritmo e cioè il numero dei passi non cambia molto. Questo avviene perché quando andiamo più forte, solleviamo maggiormente il tallone da terra. E se un corpo cade dall’alto acquista più velocità e compensa la caduta lenta.Se invece si portano le ginocchia avanti sarà frenata la forza elastica e il movimento sarebbe inutile e forse l’avanzamento sarebbe più lento. Perciò non è conveniente accompagnare la gamba in avanti, conviene lasciare che il riflesso di stiramento funga da balestra e che la gamba avanzi più velocemente in modo naturalesoprattutto senza fatica e consumo di energia. Vedremo come uno dei problemi principali che ostacola questo meccanismo che impedisce uno stile corretto è proprio una insufficiente estensione dell’anca.

Inclinarsi in avanti?

Concetto spesso interpretato in maniera sbagliata. Inclinarsi in avanti non significa necessariamente un’esagerata postura rivolta in avanti. La posizione del corpo deve essere comunque eretta, angolata in avanti come se stesse cadendo. In effetti, la sensazione che si percepisce, appoggiando correttamente il piede quasi sotto il corpo, è proprio quella di una caduta in avanti: in questo modo si sfrutta la forza di gravità per avanzare. In buona sostanza tutto il corpo deve risultare inclinato in avanti proprio a partire dalla caviglia.

Riassumendo possiamo dire che dobbiamo porre la nostra attenzione ad appoggiare il piede a tutta pianta con il ginocchio piegato, poi spingere l’anca indietro grazie alla contrazione del gluteo inclinando il bustoin avanti.
Per provare qual è la sensazione corretta possiamo fare un esperimento facendo un’andatura di corsa calciata dietro sempre più velocemente e poi fare un allungo in modo tale da constatare che l’effetto “molla” è una sincronia di movimento veloce.

Questi concetti correlati sono automatici quindi se proviamo ad appoggiare il piede, diventerà naturale appoggiare completamente tutta la pianta: i passi sembreranno più corti ma la cadenza aumenterà da sola. Il movimento diventerà ciclico.
Se non si è abituati, poiché si sono instaurati vizi e difetti dovuti ad uno stile di corsa non efficiente, non sarà facilissimo cambiare le nostre abitudini poiché da parecchio tempo i muscoli lavorano in modo errato.

E’ indispensabile che il cambiamento avvenga gradualmente; poi bisogna concentraci su un traguardo alla volta l’ideale. I periodi di pausa dovuti a svariati motivi devono essere utilizzati proprio per ripartire con la giusta metodologia.

Un test significativo può essere quello di correre scalzi su un tapis roulant per poter valutare, attraverso la ripresa cinematografica, l’appoggio reale del piede sul nastro che corrisponde al terreno.

Altra cosa a cui pensare è che, appena il piede appoggia a terra deve essere sollevato prima possibile verso dietro. Questo consentirà di aumentare la cadenza, di ridurre il tempo di appoggio. Anche se questa cosa non è particolarmente corretta, ma all’inizio lenta. E’ importante pensare a due particolari già descritti: tallone verso i glutei e sollevare il piede appena tocca terra.
Questo esercizio può essere svolto anche solo 20 secondi per ogni chilometro. Successivamente il tempo al da dedicare a questa andatura dovrà necessariamente aumentare.

E a questo punto SI CORRE!

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Dall’alba al tramonto al Parco Naturale La Mandria

Dall’alba al tramonto al parco al Parco Naturale La Mandria dal 9 giugno ogni sabato mattina di giugno e luglio ritrovo alle ore 6.30 alla cascina Brero. Corse e camminate sino alle 7.30 e oltre.

Ogni lunedì di giugno e luglio, dal 4 giugno, ci si potrà allenare per un’ora tre le 21 e le 22 nel Parco La Mandria. Ritrovo ingresso Ponte Verde alle 20.45. Trasferimento a piedi alla Cascina Prato Pascolo. Allenamento su percorso prestabilito dalle 21 con rientro a Prato Pascolo alle ore 22.

Possibilità di cena per atleti a prezzo fisso.

Per info Centro di allenamento la Mandria

Analisi posturale statica e dinamica

La postura ha un ruolo fondamentale nella vita quotidiana e nelle attività sportive, soprattutto negli sport ad alto impatto articolare come l’atletica e il podismo.
Una condizione posturale alterata e non compensata renderà l’atleta più fragile ed esposto agli infortuni da sovraccarico.
E’ quindi estremamente importante per qualsiasi atleta, dal neofita al professionista, svolgere regolarmente un’analisi posturale per poter correggere eventuali asimmetrie o aree in sovraccarico funzionale e migliorare l’efficienza del gesto.
Grazie al test sarà possibile conoscere eventuali errori comportamentali per poterli correggere, migliorare la performance e per prevenire la maggior parte degli infortuni.

 

La giusta scarpa per la corsa e camminata in montagna, collina, terra, sentiero o percorso sconnesso

Che sia di corsa o di camminata, quando si affronta una gara, un allenamento o una semplice camminata in montagna, collina o percorso sconnesso bisogna scegliere la calzatura adatta.

Innanzitutto è bene puntualizzare che per affrontare una gara o un allenamento non è sufficiente indossare un paio di comuni scarpe da running: la scelta di una buona calzatura può risolvere la maggior parte delle possibili problematiche che potrebbero insorgere.

Nonostante madre natura ci abbia dotato di un’elasticità e una capacità di ammortizzamento che è difficile trovare in qualsiasi scarpa, i nostri piedi di oggi hanno perso queste funzionalità: a causa dell’abuso di calzature troppo protettive e confortevoli, sono diventati insensibili e delicati, e hanno perso la capacità di “sentire” il terreno.

Non per questo dobbiamo andare alla ricerca di una scarpa anti-infortunistica: basterà trovare una scarpa che protegga i nostri piedi senza modificarne la naturale mobilità e morfologia.

LA SUOLA Dimentichiamoci del vecchio scarpone da montagna super tacchettato e pesantissimo, che stancava le nostre gambe e non permetteva movimenti naturali. Liberiamo finalmente le nostre caviglie, per avere una maggiore agilità nei movimenti. Il battistrada non dovrà essere troppo grippante, perchè se pur è vero che questo permette una maggiore presa, allo stesso tempo riduce di molto la superficie di aderenza su rocce bagnate o sentieri particolarmente duri. E’ meglio scegliere calzature diverse in base alle caratteristiche del terreno, fermo restando che non esiste una calzatura che garantisca la massima aderenza.

XODUS ISO 2 GTX

LA TOMAIA Sembrerebbe inutile acquistare una scarpa bassa in gore-tex in quanto l’acqua non entrerà dalla tomaia ma entrerà dal collarino e poi potrebbe ristagnarsi all’interno, quindi d’estate sarebbe meglio utilizzare una scarpa traspirante in modo che si asciughi in fretta. Tuttavia se si corre d’inverno e le temperature sono basse oppure in condizioni di prati bagnati o neve si può pensare di utilizzare le calzature con tomaie in gore-tex.

SUPERNOVA TRAIL

ALLOGGIAMENTO DEL PIEDE La scarpa dovrà avere lo spazio sufficiente per permettere al piede, e sopratutto alle dita, di godere della massima libertà di movimento anche per una questione circolatoria: grazie alla libertà del piede ci sarà un migliore ritorno venoso. 

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DROP Una scarpa troppo sbilanciata in avanti non solo causerà una postura scorretta, ma anche un appoggio sbagliato in fase di atterraggio, allungando la catena posteriore. Questo con il tempo potrebbe procurare infiammazioni e fastidiosi dolori. In commercio, esistono diverse calzature che si adattano ai diversi livelli: è necessario valutare la tecnica d’impatto individuale del piede sul suolo.

PEREGRINE 8

AMMORTIZZAMENTO E’ parzialmente vero che la scarpa ammortizzata sia meglio sopratutto per chi è alle prime armi. Pare logico a chi si approccia alla corsa, proteggere tutte quelle parti che andranno ad impattare col terreno in maniera decisiva per l’effetto gravitazionale del peso del nostro corpo. Va tenuto però in considerazione che la terra è un elemento naturale di ammortizzamento.

WAVE MUJIN GTX 3

SOLETTA Generalmente quelle che si trovano già inserite nella scarpa non presentano nessun elemento correttivo perchè sono pensate per un piede sano che non ha bisogno di nessuna correzione. Per chi invece ha problemi di supinazione o pronazione sarebbe consigliabile l’analisi biomeccanica per capire quale tipo di soletta è più adatta.

AKASHA

INTERSUOLA Su questo argomento so giàdi tirarmi addosso l’ira di alcune aziende del settore: un’intersuola troppo alta è un pericolo a tutti gli effetti! Più aumentiamo l’altezza del nostro piede dal terreno più si alza la probabilità di cascare lateralmente dalle scarpe! Un calzatura “oversize”, che a livello sensoriale risulta molto comfortevole, in verità nasconde una terribile insidia: essere isolati completamente dal terreno non solo impedisce al piede di svolgere le funzioni naturali di articolazione, ma potrebbe a lungo andare provocare distorsioni a carico dell’articolazione della caviglia e dimenticare nel tempo di avere dei piedi.

Occhiali Pawer Race

 LENTI FOTOCROMATICHE

Sono lenti che hanno milioni di molecole ed atomi di argento (come il cloruro d’argento o l’alogenuro d’argento) mescolati in forma omogenea al loro interno. Se esposte a raggi UV (quindi alla luce del sole), le molecole rilasciano un processo chimico che fa loro cambiare forma e modificare la loro struttura elettrolitica assorbendo parte della luce visibile così da causarne il loro oscuramento.

LENTI POLARIZZANTI

La luce entra dal sole nella nostra atmosfera in un modo sparso; così detta “luce diffusa”. Quando questa luce diffusa colpisce una superficie riflettente, diventa non più diffusa ma diretta. Questa luce viene chiamata col nome “abbagliamento”. La luce abbagliante è molto fastidiosa per l’occhio umano occhio causando a quest’ultimo disagio visivo generale e problemi nel vedere gli oggetti in modo chiaro. Il vantaggio delle lenti polarizzati è quello di bloccare completamente la luce riflessa.

TRATTAMENTO REVO

Si tratta di diversi strati di polvere colorata finissima (vernice), che viene cotta su una lente in policarbonato. Sovrapponendo strato per strato, il colore diventa quindi ricco e saturo. Dopo questo trattamento, le lenti hanno l’effetto specchio colorato ed una aumentata resistenza ai graffi. La lente fornisce così un’eccellente protezione degli occhi ed un aumento del contrasto.

LENTI IDROFOBICHE

Un particolare processo produttivo (Orion Superficial Treatment) con acidi e liquidi speciali che brucia e elimina le molecole di carbonio contenute nella parte frontale della lente. Le molecole di carbonio sono responsabili di attrarre a loro le molecole di idrogeno e ossigeno contenute nei liquidi. Non essendoci più molecole di carbonio, i liquidi non sono più attratti dalla lente. Le lenti diventano quindi totalmente idrofobiche, oleofobiche e antistatiche.

CERTIFICAZIONI

Noi la qualità delle nostre lenti la certifichiamo. Ecco qui a fianco un paio di certificati circa la trasmittanza luminosa delle nostre lenti per comprovarne l’assoluta qualità. Tutte le lenti Power Race hanno superato i più severi controlli di qualità e sono conformi alle seguenti normative: EN 1836:2006 / ANSI Z80.3:2009 / AS/NZS 1067:2003.

PROTEZIONE UV 100%

La luce visibile dall’occhio umano è approssimativamente compresa tra i 400 e i 760 nanometri di lunghezza d’onda. Oltre i 760 nm. ci sono i raggi infrarossi e sotto i 400 nm. quelli ultravioletti. I raggi UV ultravioletti si suddividono in UVC (200-280 nm), UVB (280-315 nm), e UVA (315-400 nm) e sono particolarmente dannosi per l’occhio umano. Tutte le nostre lenti proteggono al 100% contro i dannosi raggi UV.

INSERTI RX

Su alcuni nostri occhiali è possibile alloggiare un supporto ottico in alluminio per predisporne, al suo interno, l’inserimento di lenti correttive. Tale operazione deve necessariamente essere eseguita da un ottico qualificato. Il supporto RX è removibile così per permetterne la visione anche con sole lenti a contatto. Ideale per miopi e astigmatici.
LENTI DECENTRATE
Le lenti in policarbonato sono le lenti più usate nell’uso sportivo. Questo materiale garantisce un’elevata resistenza agli urti conservando un basso peso specifico. Le lenti in Base 8 (la pressoché totalità della nostra collezione) sono più curve dei normali occhiali per garantire un’avvolgenza maggiore dell’occhiale al nostro volto e quindi proteggere di più i nostri occhi. Subiscono un processo di decentramento della sfericità per garantire una visione nitida anche nelle zone laterali.

LENTI VENTILATE

Una delle cose più fastidiose per un ciclista è il fatto di avere le lenti appannate. Questo succede principalmente nella stagione invernale fredda a causa dell’evaporazione del sudore. Alcuni nostri modelli hanno un sistema di ventilazione delle lenti (Air Vents System™) che permettono la formazione di flussi d’aria e impediscono alle lenti di appannarsi.

ANTIAPPANNAMENTO

L’aria calda sprigionata dal respiro, dal sudore e dalla pelle del viso sale, poiché più leggera, e incontra quella fredda che si trova di fronte agli occhiali condensandosi così sulle lenti. Sempre per evitare il più possibile l’appannamento delle lenti, alcuni nostri modelli, oltre ad avere l’ Air Vents System™, hanno anche un trattamento superficiale delle lenti detto appunto anti-appannamento.

PERSONALIZZAZIONI

La possibilità di poter personalizzare un occhiale a proprio piacimento è una cosa molto ben apprezzata. Poter uscire ogni giorno con lenti, terminali antiscivolo o decori differenti un giorno dall’ altro è cosa molto particolare. Se poi questo può essere fatto con costi ragionevolmente contenuti è ancora meglio. Alcuni nostri modelli sono personalizzabili. Maverick per esempio offre la bellezza di 768 combinazioni di colori possibili. E puoi farlo tu. Da casa. Con soli 30 Euro di spesa.

NASELLI TECNICI

Dettaglio non trascurabile è senza ombra di dubbio il nasello di un occhiale. Ne abbiamo di alcuni particolarmente tecnici. Quelli dello Stealth, Tomcat e Hercules sono per esempio “traspiranti” e con dei particolari fori per la fuoriuscita del sudore. Altri, vedi il Phantom, sono regolabili in larghezza. Fino ad arrivare a quello dell’Apache: regolabile in senso longitudinale e trasversale per una calzata il più personale possibile. Più di così è impossibile.

CUSTODIE RIGIDE

Amore, qualità e passione a prima vista. Altro dettaglio non trascurabile è la custodia in cui un occhiale è contenuto. Deve essere rigida per poter resistere agli urti. Questa è la nostra. In elegante tessuto lavorato e pelle con cerniera rinforzata. La confezione comprende inoltre scatola esterna in cartone, panno pulisci lenti, involucro in microfibra per una ulteriore protezione delle lenti e garanzia.