L’analisi per una corsa perfetta – prima parte

Com’è si corre? Che differenze ci sono tra corsa e camminata? I consigli dei nostri esperti

E’ noto che esiste una sostanziale differenza fra la corsa e la camminata, anzi a queste bisogna aggiungere anche la marcia, una terza specialità con una tecnica precisa che non prenderemo in considerazione in questo articolo.

Il nostro corpo si muove sostanzialmente camminando o correndo.
Pur considerando che ognuno di noi ha il proprio stile, la propria andatura, la propria velocità ecc, è importante sapere che questo movimento avviene in maniera coordinata e in modo sinergico con i muscoli e relativi segmenti che ne determineranno il movimento stesso.
Pur riconoscendo queste peculiarità, è importante sapere e conoscere qual è il modo corretto, che potremmo definire meccanico o logico, per utilizzare il nostro corpo al meglio e ottenere risultati migliori sia in termini di analisi sportive e prestazionali, sia per evitare infortuni.

Differenze tra corsa e camminata

La differenza principale tra la corsa e la camminata sono i muscoli interessati ai due diversi movimenti, e come lavorano.
Quando camminiamo portiamo il piede avanti al nostro corpo, lo appoggiamo con il bordo posteriore del tallone e compiamo una rullata fino alla punta, contemporaneamente l’altra gamba ripete lo stesso movimento; quindi un piede rimane sempre a terra senza avere fase di volo.
Nella corsa invece l’impatto è di altra natura, la postura del nostro corpo cambia e soprattutto i muscoli scheletrici saranno coordinati e sincronizzati in modo diverso. E’ impensabile quindi che si possa correre come si cammina o camminare come si corre.

Il tallone nella corsa

In passato diversi studi avevano individuato nell’appoggio del tallone il movimento giusto anche nella corsa. Oggi questo concetto è stato sorpassato, si è stabilito che per analizzare il corretto stile di corsa bisogna prendere in considerazione altri aspetti come la forza, la potenza, la stabilità dei piedi, quella delle articolazioni della caviglia, ginocchio, bacino e tronco. L’analisi diventa di fondamentale importanza per evitare perdite di energia. Molto svantaggioso dunque in termini di efficienza appoggiare il piede con il tallone: questo danneggerebbe articolazione e tendini, allo stesso modo appoggiare di punta porterà dei polpacci sempre contratti e al limite di continue lesioni con relative conseguenze al tendine di Achille.

Come si corre?

Il piede deve atterrare sotto la verticale del corpo; la gamba deve essere perpendicolare al terreno e quando il piede tocca terra il ginocchio deve rimanere piegato in modo da accumulare energia. Tutta la catena cinetica dell’arto inferiore si caricherà come una molla che restituirà l’energia in fase di distensione.
Se invece si atterra lontano dal corpo, il baricentro si troverà dietro al punto di appoggio e faremo una fatica notevole a spostarci con la gamba davanti dritta. Inoltre con un’azione di questo tipo ogni impatto costituisce una frenata. In sintesi l’impatto a terra lontano dal corpo non è utile né in fase di appoggio né in fase di spinta.
Il piede deve essere appoggiato piatto, il che significa che sta semplicemente ricadendo per gravità sotto il corpo, senza sforzo alcuno. Se invece al momento dell’appoggio la punta del piede guarda verso l’alto, significa che l’appoggio del tallone è eccessivo con i conseguenti problemi già descritti.

La frequenza nella corsa

Sicuramente esiste una correlazione tra ampiezza e frequenza che determinano la cadenza ottimale rispetto alle nostre leve. Mediamente un ritmo di 180 appoggi al minuto si traducecon un ritmo medio per un’andatura da 5’ a 4’ al km. A queste andature la differenza dei passi risulta simile e la differenza di velocità avviene tramite lo spostamento del corpo durante la fase di volo.
Da dove provengono le forze di spostamento?
Seguici nel prossimo articolo in fase di pubblicazione!

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